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Il caso di Antonello Zanza, il candidato sindaco “nazifascista” arriva in Parlamento

Come anticipato alla stampa, il 20 maggio il deputato di Sinistra Italiana – SEL Michele Piras ha presentato interrogazione parlamentare al Ministro Alfano per chiedere che venga valutata l’incandidabilità di Antonello Zanza e di chi, come lui, attenta all’onore della nazione con inneggiamenti e esaltazioni del ventennio fascista.

Nessuna remora da parte dell’On. Piras che ha condannato fermamente la condotta del consigliere candidato alla carica di sindaco a Bonorva, dichiarando anche la presentazione di una denuncia contro il “camerata”. L’interrogazione è stata firmata, oltre che dall’On. Piras, anche dai deputati di SI On. Ricciatti, On. Duranti e On. Quaranta. Il testo integrale è disponibile in questo articolo.

Durissime anche le parole di Pietro Cossu, presidente per la Provincia di Sassari dell’A.N.P.I regionale, e forti le proteste della Comunità ebraica di Roma che ha preannunciato un esposto in Procura.

Dal canto suo il “camerata Zanza” non arretra di un passo, continua la sua campagna elettorale indisturbato e tiene regolarmente i suoi comizi in piazza.

A più riprese chiarisce pubblicamente che nulla ha di cui scusarsi, sostiene che parlino per lui la sua storia personale e professionale e che la bufera che lo vede al centro dei riflettori è semplicemente il frutto di “uno scherzo di cattivo gusto organizzato da un branco di iene” come lui stesso ha dichiarato nel suo ultimo incontro preelettorale con i cittadini. Sicuramente parlerà la sua storia, ma altrettanto hanno da dire quei post e quelle immagini che, a un occhio ingenuo, sarebbero sembrati veramente pura goliardia se non fossero invece frutto di pensieri espressi da anni sul web. Un rigurgito di stampo nazifascista che difficilmente può ascriversi al puro divertimento di un individuo, ammesso che ci si possa trovare alcunché di divertente.

Antonello Zanza fa anche apologia di se stesso, del suo operato e della sua verve istrionica che tanti, dice, “conoscono e accettano”.

Peccato che la storia italiana non faciliti l’accettazione sommessa di affermazioni gravi e anacronistiche come quelle che ha rigettato sul social network con la pretesa di non ricevere critica alcuna.

Zanza parla come se nessun ciclone mediatico possa intaccare la sua serietà che va però a cozzare in modo eclatante con quello spirito “goliardico” dimostrato su Facebook.

Attacca frontalmente chi lo accusa di apologia di fascismo e razzismo. “Rispedisco al mittente le accuse”, dice, non riconoscendo invece di dover quantomeno trovare una giustificazione più credibile di quella addotta in prima battuta.

Ma nulla di tutto questo accade, nessun’altra motivazione se non quella, forse ancora più offensiva e sprezzante,  della goliardia tra amici.

“Una campagna elettorale fuori dai canoni perché Bonorva  si è trovata in prima pagina per un evento non prevedibile come lo scandalo di questi giorni” dice alla gente che ascolta il suo comizio.

Ancora una volta non fa un passo indietro.  Saranno le autorità competenti a valutare questo caso che va ben oltre il semplice ambito politico e tocca i nervi scoperti della nostra Repubblica.

Il testo dell’interrogazione parlamentare:

PIRAS, DURANTI, RICCIATTI e QUARANTA. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere –

premesso che:

come si apprende da diversi organi di stampa, fra cui anche la «Nuova Sardegna», il candidato sindaco della lista Paris per Bonorva (SS), Antonello Zanza — già sindaco dal 2001 al 2006 per lo stesso comune ed attualmente consigliere di opposizione — avrebbe reiteratamente compiuto apologia di fascismo tramite il noto social network « Facebook»;

nello specifico, nel 2010 un suo post recitava «È ufficiale… barra tutta a destra… il comitato familiare ha deciso… posologia: saluto romano 3 volte die, saluto al duce a piacere, busto obbligatorio in tutte le stanze»; uno del 2011 «Mio figlio ha dichiarato pubblicamente di essere fascista… l’ho cazziato severamente… si era dimenticato di accompagnare la dichiarazione con un saluto romano» fino ad arrivare a dichiarazioni violente, discriminatorie e di odio razziale come «Per gli ebrei ho un forno artigianale. Quella domenica … a pranzo agnelli e porcetti cotti qui, lo stesso forno» oppure «Il costo per lo Stato è minimo… fornetti crematori monouso della ditta riassorbiamoli» e «Ecco bravo… capisci perché sono nati i campi di sterminio… per sostituire i campi coltivati a merda»;

come ulteriore elemento di gravità della condotta del consigliere-candidato sindaco, vi sono foto in cui lo stesso si fa ritrarre mentre compie in pubblico il gesto del «saluto romano» con il braccio  destro teso;

il candidato Zanza, intervistato circa la natura delle sue dichiarazioni, ha dichiarato di non avere nulla di cui scusarsi, rivendicando anzi le radici della sua storia e della sua cultura; il network « Facebook» – in particolar modo negli ultimi anni — è da considerare non solamente per la sua eventuale natura «ludica», ma per aver implementato il mondo della informazione online,

assumendo anche il ruolo di veicolo nazionale per le campagne elettorali o per la propaganda politica, come evidenziato anche dall’uso in tal senso fatto anche dal Presidente del Consiglio con la sua rubrica «MatteoRisponde». La possibilità, infatti, di raggiungere immediatamente e contemporaneamente centinaia di migliaia di persone, rende la potenza — e l’eventuale pericolosità — dei messaggi lanciati;

la stessa giurisprudenza italiana si sta adeguando allo strumento «social» sopra citato. Va ricordato ad esempio che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 24431/2015, ha stabilito «che inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare al suddetto messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo, deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione»;

la stessa Corte di Cassazione ha ribadito in questi giorni (come evidenziato da tutte le testate nazionali) che il saluto romano è reato e che «per essere punito non richiede che le manifestazioni siano caratterizzate da elementi, perché la Legge Mancino (1.205/93) svolge una funzione di tutela preventiva». Il saluto fascista risulta quindi elemento sufficiente e giustificativo della condanna; oltre ad esservi gli strumenti interni di controllo e tutela dei contenuti del network Facebook, risulta essere competente in caso di reati la polizia postale, in qualità di «organo centrale del Ministero dell’interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi delle telecomunicazioni»;

il caso specifico fin qui esposto, risulta essere indicativo di comportamenti che si ripetono sempre con più frequenza sul social citato, portati avanti da singoli cittadini, da gruppi e da rappresentanti istituzionali di ogni livello –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non intenda promuovere, per quanto di competenza, misure di controllo più stringenti

— fermo restando il principio di libertà di espressione — per evitare che vi sia, soprattutto da parte di personaggi istituzionali e/o pubblici, la diffusione di messaggi caratterizzati da contenuti discriminatori, di odio e di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, così come previsto dalla normativa vigente;

se non intenda adottare iniziative normative volte a stabilire criteri stringenti per pervenire all’incandidabilità anche per coloro che portano avanti tali messaggi

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