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7 giugno 2013 Parigi

Dopo due giorni di coma muore Clément Méric, studente diciottenne iscritto a scienze politiche e membro di Action antifasciste Paris-banlieu e del sindacato di base Sud-solidaires.

Nel pomeriggio del 5 giugno in rue de Caumartin viene allestito un mercato di abiti: Clément lo raggiunge insieme a tre suoi amici e compagni antifascisti. Intorno alle 18.00 arrivano anche otto neonazisti iscritti alla Jeunesse nationalistes revolutionnaires; in breve tempo la loro aggressione verbale nei confronti dei quattro antifascisti si trasforma in un vero e proprio attacco fisico e organizzato: compaiono armi da taglio e tirapugni di ferro, proprio con uno di questi Esteban Morillo colpisce in pieno volto il giovanissimo Clément che cade a terra battendo nuovamente la testa.

Fin da subito si parla di rissa anziché di aggressione, tanto che nel corso del processo gli avvocati di Morillo invocano la legittima difesa cercando di produrre testimonianze secondo cui a tirare il primo pugno sarebbe stato proprio Clément. Un copione che conosciamo bene e sembra comparire tristemente identico a se stesso a distanza di tempo e di spazio geografico: “rissa fra balordi” è stata l’unica definizione che i media mainstream hanno saputo dare dell’uccisione di Renato Biagetti, ma non solo. Nonostante venga invocata in nome di una presunta e inammissibile equidistanza, la legittima difesa sembra comparire solo quando serve a discolpare chi ancora oggi è affezionato a ideali di odio e morte: per gli antifascisti non c’è legittima difesa che tenga. Lo mostra il caso di Rodrigo Lanza – del quale abbiamo già scritto – che da quasi sei mesi è detenuto in condizioni di isolamento nelle carceri spagnole con l’accusa di omicidio volontario per aver reagito ad un’aggressione fascista.

Il 7 maggio di quattro anni fa i compagni e le compagne di Clément hanno scritto una lettera che ci sembra ancora molto attuale; la citiamo interamente (è tratta dal sito https://www.dinamopress.it/news/clement-un-anno-dopo-con-la-rabbia-nel-cuore/ che ne ha curato la traduzione dal francese):

“Clément non è stato ucciso soltanto da una banda di fascisti. Non è stato assassinato solo dall’estrema destra in senso stretto. Clément in senso più generale è vittima della crescita repentina delle idee più terribili e nauseabonde e della loro banalizzazione, in Francia come altrove in Europa. Clément è stato ucciso dal razzismo, ed in particolare dall’islamofobia, dalla xenofobia, dall’omofobia di Stato. Qui in Francia negli ultimi mesi abbiamo visto l’omofobia sfilare per le strade senza alcun problema. Sono alcuni anni che l’islamofobia occupa lo spazio politico e mediatico, accompagnata da minacce, pestaggi, aggressioni sempre più violente. La “Bestia immonda” non nasce mai da sola. La fiducia di cui gode l’estrema destra è dovuta e si alimenta attraverso pratiche razziste, xenofobe, omofobe che provengono dalle istituzioni. Clément era un uomo eterosessuale, cisgenere, bianco, uno studente di SciencesPo. E’ stato ucciso perché era un militante antifascista. E’ stato ucciso come poteva accadere a una lesbica, a un trans, a un gay che aveva la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliaTo. E’ stato ucciso come poteva succedere a un/a non bianc*, immigrat*, indigen*, musulman*, oggetto del razzismo meno dissimulato.

La sua morte ha indignato come raramente la morte delle vittime non bianche dei crimini polizieschi, delle aggressioni e degli altri omicidi a sfondo razzista abbiano mai fatto. Nonostante il peso del nostro dolore, noi non possiamo ignorare queste cose che, se è possibile, aumentano la nostra rabbia e la nostra determinazione a lottare. Clément era antifascista: si batteva per la difesa di un’uguaglianza radicale dei diritti ed era al fianco di tutte quelle e tutti quelli che l’estrema destra considera i nemici da abbattere: le minoranze sessuali e i trans, i migranti, i/le musulmani/e, i /le militanti politici.
Clément denunciava senza sosta la banalizzazione, ovvero l’istituzionalizzazione delle idee e delle pratiche dell’estrema destra. Fino a quando, anche fra di noi, anche fra la sinistra radicale vale a dire rivoluzionaria, non elimineremo dai nostri discorsi ogni traccia di nazionalismo, fino a quando non combatteremo costantemente e incessantemente il razzismo, l’islamofobia, la caccia ai Rom, e ai Sans Papier, l’omofobia, il sessismo, noi , anche noi stessi, scaveremo il letto della “bestia immonda” che come un fiume vediamo crescere sempre di più. E’ questa la lotta che dobbiamo continuare. Contro il fascismo, con ogni mezzo necessario.”

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