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USA: Afroamericano condannato per omicidio anche se non hai ucciso nessuno

Lakeith Smith, ladro di appartamenti di 19 anni dovrà scontare 65 anni di prigione per il principio della “responsabilità del complice”.  Il fatto risale al 2015 quando la polizia uccise un rapinatore,  ma per il giudice deve pagare il complice disarmato

Tra paradossi della legge americana il principio dell’accomplice liability, letteralmente “responsabilità del complice” è uno dei più crudeli e insensati. L’ultimo ad averne fatto le spese si chiama Lakeith Smith, un afroamericano di 19 anni, condannato a 65 anni di prigione ( praticamente un ergastolo) per un omicidio che non ha mai commesso. Non stiamo parlando di un errore giudiziario, il processo ha stabilito chiaramente che Smith era disarmato e che non ha mai torto un capello a nessuno. Cosa è accaduto dunque?

I fatti risalgono al 2015: Smith, che all’epoca aveva 17 anni, viene sorpreso dalla polizia assieme al coetaneo A’Donte Washington mentre sta svaligiando un appartamento in un quartiere residenziale di Millbrook. Gli agenti aprono il fuoco e uccidono Washington sul colpo, poi arrestano Smith che viene accusato dell’omicidio del complice. Il procuratore chiama in causa l’ accomplice liability, spiegando ai giudici che Smith non aveva bisogno di premere il grilletto di una pistola per essere considerato colpevole di omicidio, l’intenzione di voler compiere una rapina e il fatto che il suo amico abbia perso la vita in quella rapina è sufficiente per riternerlo direttamente responsabile. Il jury invita Smith a dichiararsi patteggiare una condanna di 25 anni, ma lui non ci sta e affronta il processo convinto anche dal suo avvocato di venire scagionato da quell’accusa assurda. Alla fine arriva la condanna di 65 anni: 40 per l’omicidio, 15 per la rapina con scasso, 10 per il furto. Secondo il Daily News compromettere la posizione di Smith il fatto che il ragazzo avrebbe riso con sarcasmo al momento del verdetto: «Non si è scusato con nessuno, non ha riconosciuto davanti la Corte di aver agito male e non ha espresso nessun pentimento» il commento del giudice.

Sono solo sette gli Stati americani che applicano il principio della responsabilità del complice, e l’Alabama è tra questi. Lo scorso anno in Georgia un ragazzo ha subito la stessa condamma di Smith: condannato per omicidio perché durante un furto in un villino il suo complice è stato crivellato di colpi dal proprietario. L’uomo che ha premuto il grilletto è stato assolto per legittima difesa, che per la legge americana ha un’estensione molto ampia, l’amico della vittima invece dovrà invece scontare 50 anni di prigione.

Il caso probabilmente più celebre di accomplice liability risale però al 2004 e ha come protagonista il 20enne Ryan Hole. Siamo a Pensacola ( Florida), Hole presta la sua automobile ad alcuni amici per commettere un furto di droga. Il furto finisce malissimo, una persona rimane uccisa e Holle, che non era neanche presente sul luogo del delitto viene condannato alla prigione a vita: «Nessun automobile nessun furto, nessun furto nessun omicidio» il labile sillogismo del procuratore di Pensacola. A mitigare la pena intervenne poi il governatore della Florida, che tramutò l’ergastolo a 25 anni di reclusione.

Daniele Zaccaria

da il dubbio

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