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16 Agosto 1989 – Milano, lo sgombero del Leoncavallo

sgombero 1988

Dopo quattordici anni di occupazione, il centro sociale Leoncavallo viene sgomberato.

La mattina del 16 agosto 1989 in una citta’ completamente deserta Polizia e Carabinieri circondano il Centro Sociale per procedere allo sgombero degli stabili occupati fin dal 1975.

sgombero leoncavalloInaspettata, troveranno una durissima resistenza da parte degli occupanti che, saliti sui tetti, resisteranno per due ore agli assalti delle forze dell’ ordine, nonostante le centinaia di lacrimogeni lanciati all’ interno del centro sociale.

Alla fine interverranno i corpi speciali dei Carabinieri aprendosi, a colpi di esplosivo, un varco che permettera’ loro di entrare negli stabili e di aver ragione della resistenza dei compagni.

La giornata si concludera’ con 26 arresti e 55 denunce.

Il processo ai compagni arrestati si svolgera’ quasi un anno dopo, concludendosi con una condanna ad un anno e 6 mesi di carcere (con la condizionale) in prima istanza e con una condanna ad un anno e 4 mesi al processo d’appello.

Il 19 agosto si svolge una manifestazione di protesta contro lo sgombero del centro dove confluiscono migliaia di giovani e diversi attestati di solidarietà arrivano dal mondo della cultura

Comments ( 1 )

  • Gianmaria Framarin

    Libertà è… anche liberarsi dagli “altri”.
    Non posso imporre violenza a ciò che non mi piace, la mia “violenza” si chiama STILE.
    Io combatto, anzi, mi difendo da ciò che non mi piace semplicemente ignorandolo, non passandoci accanto, circondandomi di cose che mi aggradano.
    E’ un crimine dirvi che il vostro stile di vita non mi piace e mai mi piacerà?
    E’ un crimine dirvi che veder dormir per terra, sbronzarsi, bivaccare, sporcare l’ambiente circostante, ecc. è quel tipo di visione alla quale mai vorrei assistere?
    E’ un crimine dirvi che l’anarchia che tollera le “spade” per me è semplicemente disinteressarsi con la scusa del “relativismo”?
    E’ un crimine dirvi che la vostra libertà finisce dove inizia la mia?
    Io ho suonato a lungo, m’è capitato anche di suonare in qualche centro sociale ovviamente, mi chiedevo sempre: <>
    E poi, tutta la vostra retorica ugualitaria, ribelle, idealista, hippie o punk, beh, non è altro che l’ennesimo conformismo, l’ennesima uniforme, quel qualcosa di “condiviso” acriticamente, insomma: una moda. Mai una voce coraggiosa che stona dal coro…
    Io sono abituato ad essere solo me stesso e stono sempre dai cori, eccetto quelli che preparo io con la mia creatività.
    Non mi sentirete mai proclamarmi ribelle, non mi piace. Io sono libero d’essere come sono, mica devo ribellarmi. Tant’è che vi ho scritto senza pormi alcun problema.
    Fosse per me, sul mondo scroscerebbe una bella pioggia di bellezza estetica e di stile che ripulirebbe tutto e tutti, ma io non sono il mondo e non vado ad imbrattare gli spazi altrui. Ciò non toglie che ho la mia visione della vita e la esprimo senza problemi.
    I ghetti non funzionano mai, perché mettono sotto lo stesso tetto troppe situazioni di disagio e diventano polveriere. Vedere una città nata in un determinato modo e poi imbrattata da “ghetti altrui” non è “cosmopolitismo”: è mancanza di rispetto verso la città in cui si vive, ed io agirei legalmente contro queste cose.
    Libera espressione nel PROPRIO SPAZIO. Quando si superano i paletti, ricordatevi che siete ospiti, come lo sono io quando vengo da voi. Non si va a casa d’altri a cena a scaccolarsi o a fare un vento, quello lo fai a casa tua.
    Ma nella vostra ossessione anarchica tutto ciò è “repressione”.
    Ed io allora mi salvo da voi stando alla lontana.
    Forza Inter, padrona di Milano.

    (L’e-mail la potete anche pubblicare, non ho di questi problemi)

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